Notizie, foto, video, storia, informazioni e vacanze.. tutto su Lampedusa!

Notizie, foto, video, storia, informazioni e vacanze.. tutto su Lampedusa!


Continua su..

Facebook Documenti pubblici su Scribd

Condividi:


Cambia lingua

English Arabic Dutch French German Greek Italian Polish Romanian Spanish Maltese
GiovaniLampedusa è un progetto eGlob
Giovani Lampedusa
"Get the Flash Player" "to see this gallery."
Il XX secolo d.C.
Caratteristiche storiche, culturali e sociali

Tags: archeologia | cultura | lampedusa | origini | società | storia | tradizione

Caratteristiche storiche, culturali e sociali dell’isola di Lampedusa
Parte V - Il XX secolo d.C.
di Giuseppe Siragusa

La vita sociale a Lampedusa si potrebbe definire ridondante di stenti ed ansie fino a più della metà del XX secolo.
Nel corso degli anni, i ritardi e le mancanze nel porre in essere comuni servizi per i cittadini, contribuivano a far apparire la pur tarda istituzione di tali progressi sociali come vere e proprie conquiste.

A ciò vi era da aggiungere l’opinabile uso comune di Sovrani, prima, e Governi, in seguito, nel ricordare molto più facilmente l’esistenza delle lontane isole Pelagie allorquando ne tornasse utile l’allettante posizione geografica.
Ne sono prova i resti dei pesanti bombardamenti di cui fu vittima Lampedusa durante le due guerre mondiali. In particolare nel corso del secondo conflitto, l’isola si trasformò in roccaforte militare pullulante di postazioni fisse e mobili, di artiglieria leggera e contraerea, di casermette, fortini e depositi di munizioni.

Cosi come era stato per Romani, Saraceni, Pirati e Corsari, Marina Britannica e Impero Russo, Lampedusa tornò ad assolvere il compito di stazione di passaggio e rifornimento (1), con assoluta noncuranza per l’ormai stabile popolazione dell’isola.

Al termine del conflitto ci si dovette confrontare con i difficili anni del dopoguerra. I processi di ricostruzione furono lenti, ostacolati oltre che dalle lungaggini burocratiche, dalle oggettive difficoltà logistiche.

Negli anni del boom economico (’58-’63), quando in Italia crescevano a dismisura gli acquisti di lavatrici, televisioni, cinquecento e vespa, a Lampedusa veniva istallata la centrale elettrica (1958) e il collegamento telefonico (1963).

Nel 1968, dopo le estenuanti proteste degli isolani, sfiniti e decimati dal fenomeno dell’emigrazione (2), lo Stato intervenne realizzando un’importante opera che svincolerà Lampedusa dalle sue risorse: l’aeroporto. “Le potenzialità che l’aeroporto offriva sconvolsero l’orizzonte culturale degli abitanti e contemporaneamente l’ordine insediativo. Questa dinamica, in un contesto limitato come l’isola, ebbe effetti dirompenti: furono costruiti nuovi insediamenti sparsi su tutto il territorio, senza alcuna relazione con l’ambiente naturale e con il centro consolidato. All’ordine borbonico si affiancò il disordine turistico (3) ”.

Contestualmente, la popolazione fu costretta a subire passivamente l’ennesima negativa coercizione. Recuperata la centralità di postazione di frontiera, stavolta furono gli americani a volerne “usufruire” e, facendo leva sull’obbligata ossequiosità cui era costretta l’Italia dopo il 21 Aprile del ’46, impiantarono a Lampedusa una base NATO per il controllo radar. Si erano appena concluse le proteste per la realizzazione di un aeroporto e cominciò la battaglia contro l’istallazione della NATO. Una battaglia persa due volte dai lampedusani, perché la base si fece e non creò mai nessun tipo di indotto alla comunità locale (tutti ricordano ancora gli enormi aerei da trasporto americani che atterravano in quegli anni e che rifornivano i soldati americani e le loro famiglie anche delle saponette da bagno).

È quasi paradossale constatare che le motivazioni che portarono a Lampedusa gli americani siano da ricercare nell’esigenza di stabilire un vicino punto di contatto con l’Europa e il Mediterraneo, ma che non si preoccuparono di stabilire nessun “dialogo con la cultura locale che, al contrario, mantenne un suo isolamento”. Ancor più paradossale risulta analizzare come, pur in questo stato di cose, l’isola sarà costretta a subire direttamente le conseguenze drammatiche che la presenza americana le imporrà.


Note al testo:

(1) Nel corso delle operazioni militari per le offensive in Africa del Nord.

(2) Tutt’oggi cittadine rivierasche come Anzio, Fiumicino, Rimini e Viareggio, ospitano delle folte colonie di famiglia lampedusane. Molti giovani in quegli anni lasciarono l’isola per esercitare il loro mestiere di pescatori in condizioni migliori di quelle che Lampedusa potesse offrire.

(3) Piano strategico per lo sviluppo sostenibile delle isole Pelagie, Università IUAV di Venezia – Dipartimento Urbanistica, Giuseppe Longhi e Francesca Conti, promosso da Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 Il testo presente in questa pagina è di proprietà esclusiva dell'autore - Sono vietate le riproduzioni non autorizzate 

 

 
Be social! Condividi:

Continua a leggere

 
Joomla 1.5 Templates by Joomlashack