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Tags: archeologia | cultura | lampedusa | origini | società | storia | tradizione Caratteristiche storiche, culturali e sociali dell’isola di Lampedusa Parte I - Dal Neolitico medio al IX secolo d.C.
di Giuseppe Siragusa
La storia di Lampedusa è ricca di intrecci tra fatti di cronaca e leggenda, tanto da rischiare di perdere talora la via del resoconto storico per approdare nel pur avvincente, ma in questa sede meno rilevante, racconto epico, mitico.
A mantenere viva la possibilità di ricostruire un percorso attendibile, che dai primi insediamenti ci riporti all’attuale composizione socio-economica dell’isola, sono i considerevoli resti archeologici rinvenuti nel corso degli anni (in particolare durante la prima effettiva e stabile colonizzazione, intorno alla metà del XIX secolo).
Quanto detto è bene espresso in un passo de “Rapporto del viaggio scientifico eseguito nelle isole di LAMPEDUSA, LINOSA E PANTELLERIA ed in altri punti della Sicilia, anno 1846”, ad opera di un famoso studioso siciliano del tempo, il professor Pietro Calcara:
“dessa (Lampedusa) fu abitata da greche, romane, puniche ed arabiche colonie: anfore lucerne sottocoppe di rame lagrimatori d'argilla e di vetro, cripte sepolcrali, grotte ridotte a commode abitazioni, cisterne, pozzi, avanzi di fabbriche con pareti formate di pietrucce di forma romboedrica impiallacciate a modo di musaico, ci offrono delle irrefregabili prove che Lampedusa venne abitata da quei popoli.” Ma sarebbe opportuno partire dai primi dati in nostro possesso per poi procedere cronologicamente: Intorno alla fine del 1800 il prof. Paolo Orsi (1859 – 1935), nome di spicco dell’archeologia italiana ed internazionale, ipotizza in un suo studio su i “Sesi di Pantelleria” che le isole di Lampedusa, Linosa, cosi come le isole maltesi e Pantelleria stessa, dovettero avere un’importanza fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei primi insediamenti in età neolitica lungo tutte le coste del bacino del Mediterraneo. Una sorta di ponte naturale che di certo avrà facilitato le migrazioni di quella stirpe etnica, detta appunto mediterranea e euroafricana, che dall’Africa si spostò in Sicilia e da qui in Europa.
In seguito a scavi effettuati nel 1909 sull’isola dall’archeologo inglese Thomas Ashby, quelle che erano autorevoli supposizioni ebbero il suggello della prova tangibile. Ashby scoprì infatti costruzioni neolitiche rinvenute ancora numerose e in buono stato di conservazione, a dimostrazione di prime presenze proprio a partire dal Neolitico medio.
Dopo questa prima fase di insediamenti certi, la storia di Lampedusa si perde nel buio dei secoli. Uniche tracce della presenza umana in grado di illuminare fiocamente quel buio sono le già citate “anfore lucerne sottocoppe di rame lagrimatori d'argilla e di vetro…”.
Piccole tracce dunque, ma grandi ed importanti testimonianze a conferma del fatto che Lampedusa vide solcare i propri mari e coltivare le proprie terre da buona parte dei più grandi popoli dell’epoca precristiana (1).
Vi è comunque un dato particolarmente interessante che emerge da questo periodo ed è il ruolo assunto dall’isola durante le 3 guerre puniche che, dal 264 al 146 a. C., sconvolsero gli equilibri del “Mare Nostrum”.
Non ci è purtroppo chiaro quanto e in che misura questo ruolo sia stato decisivo e determinante. Testimonianze di autori antichi (2) danno prova di interesse e conoscenza dell’isola di Lampedusa e della sua “allettante” posizione geografica ma, di fatto, non specificano se Questa venne considerata, da Roma e Cartagine, una semplice stazione marittima ove rifornirsi di viveri e legname per le riparazioni o una roccaforte di grande rilevanza strategica e quindi da difendere o, di contro, depredare e saccheggiare (3).
Con la conclusione del conflitto tra i due imperi, dell’isola “tace la storia fino al principio del secolo IX” (4). Siamo nuovamente in una fase di buio storico.
Dobbiamo attendere l’anno 813 d. C. per imbatterci in altre fonti certe che citino Lampedusa e questa volta si tratta delle più autorevoli, nonché influenti, di tutto il mondo allora conosciuto. Mi riferisco infatti, a 3 lettere che Leone III inviò, tra il settembre dell’813 e il novembre dello stesso anno, all’imperatore Carlo Magno, allo scopo di informarlo sulle intenzioni e le scorribande dei Musulmani d’Africa lungo tutto il canale di Sicilia e sollecitare un suo tempestivo intervento.
Il Pontefice descrisse minuziosamente quanto stava avvenendo a sud del reame d’Italia, ove nobili saraceni continuavano a depredare e distruggere ogni terra o nave che battesse bandiera cristiana ed analizzando tale corrispondenza è facile notare l’accortezza del papa nel citare alcuni avvenimenti chiave che ebbero luogo in quel ritaglio di Mediterraneo. Scrisse anche di un fatto cruento avvenuto in prossimità di Lampedusa:
“Gli abitanti di Gaeta ed Amalfi, radunate alcune navi, mossero in suo aiuto. Ma, dopo potemmo sapere, gli empi Mauri stessi entrarono con 13 navi nell’isola di Lampedusa, situata nelle acque della Sicilia e la saccheggiarono. Allo stesso modo, essendo venute in esplorazione 7 navi della suddetta flotta greca, per accertare il vero, gli odiosi Mauri, dopo averli catturati li uccisero: e non essendo affatto ritornati indietro, piombarono tutti insieme sopra di loro, e uccisero, perdonandolo Cristo, tutti quei Mauri iniqui, da non lasciarne vivo nemmeno uno” (5). Ad essere allarmato per l’offensiva musulmana, dunque, non era il solo Leone III; l’imperatore bizantino Michele I, venuto a conoscenza della pericolosa offensiva, aveva già colto occasione per mandare un suo comandante in Sicilia, tale Gregorio Telasiarca, con lo scopo di radunare una flotta e fronteggiare per mare e per terra le irruzioni saracene in territorio cristiano. Ed è proprio a questa flotta (6) che si riferisce il papa nella sua epistola.
Note al testo:
(1) Costituisce prova in tal senso il ritrovamento di antiche monete, riconducibili, oltre che ai già citati fenici e greci, anche ad altre potenze dell’epoca come Siracusa ed Agrigento (colonie greche dapprima, città stato con un grande influenza su tutto il bacino del Mediterraneo, in seguito). Inoltre, grazie alla peculiarità di alcuni di questi reperti numerari, si è scoperto che sull’isola si coniava moneta; particolare che enfatizza ed accresce le supposizioni riguardo l’attenzione che l’assetto geopolitico del tempo dovette riconoscere all’isola. (2) Strabone ( Geograph – Lib. XVII cap. III), Caio Plinio Secondo ( Naturalis Historiae, Libri I-IV), Tolomeo ( Geograph – libro IV cap. I) (3) “ Riesce probabile il supporre che nell’epoca segnalata dall’impero romano Lampedusa contener doveva numerosa popolazione, perché appunto in quei tempi le flote navali che da Roma trasferivansi a Cartagena, città formidabile che ergevasi ove oggi trovasi edificatasi Tunisi, dovevano per la lunghezza del viaggio allo spesso periglioso, fermarsi in tale isola ove per la sicurtà del porto poteano eseguire le solite stazioni e così dopo il riposo aggredir meglio ed in maggior numero le terre nemiche collocate nel sito il più prossimo a Lampedusa”. Prof Pietro Calcara, op. cit., p. 1. (4) Stefano Sommier - Le Isole Pelagie. Lampedusa, Linosa, Lampione e la loro flora. Con un elenco completo delle piante di Pantelleria. Firenze, Pellas, 1908 (5) Terza epistola di papa Leone III, 7 settembre 813. (6) Il comandante Telasiarca, radunata suddetta armata con il solo aiuto di navi amalfitane, gaetane e del patrizio di Sicilia, Costantino, si adoperò nel cercare di vanificare il progetto di conquista dell’Europa che i Musulmani preparavano da tempo. Tale fine passò attraverso innumerevoli scontri e schermaglie tra le due fazioni che si risolsero proprio con i bizantini che, presso Lampedusa, “… piombarono tutti insieme sopra di loro, e uccisero, perdonandolo Cristo, tutti quei Mauri iniqui, da non lasciarne vivo nemmeno uno”.
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