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Caretta Caretta, le tartarughe di Lampedusa
Scritto da Il Reporter - Gabriel Tibaldi   
Lunedì 08 Giugno 2009 13:51

Tags: caretta | cucina | lampedusa | locale | natura | riserva | tartarughe | tradizione | turismo | vacanze | viaggi

Caretta Caretta, le tartarughe di Lampedusa (Il Reporter)Lampedusa è un’isola che amo moltissimo. C’è tutto ciò che cerco nello sguardo di una donna. Bellezza è una parola talmente piena che non significa nulla, una parola dal contenuto talmente vasto che se gli occhi non vedono le parole non possono.

Andateci a Lampedusa. Ho fatto il giro dell’intera isola in motorino e ci ho messo 25 minuti: qui tutto è breve, rilassante e i suoi quattro mila abitanti vivono al ritmo tipico di chi non ha da andare da nessuna parte perché ha già tutto a portata di mano.

I ristoranti sono rinomati per il cous cous di cernia. Il cous cous, tipico delle regioni nord africane, è un piatto che da solo non ci sa e non ci vuole stare, solitamente fa da accompagnamento a qualcosa di forte, di speziato, qualcosa che se il palato potesse parlare definirebbe “duro come il sole”. E che questi isolani han deciso di accompagnare ad un pesce invece delicatissimo. Una rivoluzione culinaria decisamente riuscita.

Andateci a Lampedusa. L’isola dei conigli, gestita in modo encomiabile da Lega Ambiente, che proprio su quelle sabbie fan deporre le uova alle famose tartarughe “Carretta Carretta”, merita di essere vista. Poi tante cale e calette. Bellissima è quella chiamata “Pulcino”, raggiungibile solo al termine di una mozzafiato discesa da ripidi scogli.

A Cala Madonna, invece, i ragazzi della Lega liberano le tartarugheche loro stessi hanno preso in cura per qualche tempo. La maggior parte delle volte perché son rimaste impigliate in qualche rete o hanno inghiottito qualcosa di strano.

A proposito: ci vuol poco a non lasciare i mozziconi delle sigarette sulla spiaggia. Mozziconi che, trascinati poi dalle correnti marine, finiscono per esser mangiati dalle inconsapevoli creature. Che spesso terminano così la loro esistenza: soffocate dalla nostra incuria.

Quelle che si salvano sono poi liberate a Cala Madonna. E l’avvenimento viene lungamente pubblicizzato giorni prima su tutta l’isola.

Le tartarughe vengono tolte dal buio delle ceste che le hanno “custodite” nel breve tragitto dal ricovero alla spiaggia. E i loro protettori spesso fanno sì che gli animali, appena mettono fuori il muso, il mare non lo vedano. Per dimostrare che, pur non vedendolo, lo sanno raggiungere.

Quella volta ce n’erano quattro e presero tutte la direzione del mare nello stesso momento. Lentissimamente zampettando, con quel buffo e dolce ondeggiare di testa rugosa.

E quando lo raggiunsero, il loro portamento flemmatico, quasi indolente, si trasformò in un’immersione fulminea. Le vidi sparire tra le onde, per riemergere a qualche metro di distanza quasi contemporaneamente, a prendere una sana boccata di ossigeno, per poi nuovamente sparire.

La gente, abbarbicata sugli scogli, applaudiva e io, a dire il vero, un po’ mi son commosso. Per loro, le tartarughe, che si son salvate, ma anche per le persone, meravigliose, che hanno preso a cuore i loro destini e per la gente che, felice, applaudiva. E perché ho scoperto di sapermi commuovere.

Andateci a Lampedusa.

Permalink: http://www.ilreporter.com/viaggi/carretta-carretta-le-tartarughe-di-lampedusa

 
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