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Tags: billeci | decreto alitalia | lampedusa | polizza addormentata | poste Sette fratelli di Lampedusa, pescatori di calamari, sono rimasti impigliati nella rete delle polizze dormienti, la deriva del «decreto Alitalia». Beneficiari di sette polizze vita da 14 mila euro ciascuna, non sono stati rimborsati da Poste Vita perché quei soldi sono finiti al Fondo per le vittime delle frodi finanziarie, in capo al Tesoro. Lo prevede la nuova legge, la 166 del 28 ottobre 2008: il «decreto Alitalia».
Dice che la polizza vita cade in prescrizione se nessuno la reclama entro due anni dalla morte del contraente. È un pasticcio che sta sollevando le proteste di migliaia di risparmiatori. Il guaio (e l' incostituzionalità, secondo Altroconsumo ma anche l' Ania) è che la legge è retroattiva, fino a tutto il 2005. E sui vecchi contratti non c' è, perché non esisteva. Altroconsumo ha valutato in 30 milioni di euro i rimborsi in fumo nel 2009, ma è una stima per difetto. Solo Poste Vita, l' attore principale di questa vicenda, stima infatti ora di avere almeno 4-6 mila casi critici: vuol dire mancati rimborsi per minimo 25-30 milioni, restando ai casi noti. «Riceviamo 40-50 domande al giorno, anche dai terremotati dell' Abruzzo», rivela il manager Claudio Raimondi. La storia dei fratelli Partinico è l' ultima della serie ed è esemplare. Vincenza Partinico, la madre, è morta il 7 luglio del 2006, dopo avere intestato a ciascuno dei sette figli una polizza con Poste Vita. Totale, 98 mila euro. I risparmi di una vita, racimolati mettendo le acciughe sotto sale. Versamento in contanti. Quei soldi, però, i fratelli Giuseppe, Concetta, Vincenzo, Antonio, Francesco, Caterina e Gaetana non li hanno mai visti. Poste Vita ha detto loro che, spiacente, non può pagare nulla: colpa del «decreto Alitalia». La polizza, sottoscritta nel 2005 da Vincenza che aveva la quinta elementare, è una complessa index linked , legata a sei indici di Borsa. Si chiama «Campioni». La scadenza è nel 2012 e il dettaglio non è ininfluente. Sul contratto è infatti scritto che, benché la prescrizione sia di «un anno dal decesso dell' assicurato» (allora la legge prevedeva così), «la politica di Poste Vita è quella di non avvalersi di tale diritto per i dieci anni successivi all' evento». La prassi delle Poste, fino a prima del «decreto Alitalia», era di pagare sempre, insomma. È per questo che, quando la madre muore, i Partinico decidono di non incassare e di andare a scadenza. La bomba esplode quando Concetta, la più piccola, ha bisogno di soldi. Fa domanda in marzo, invano. Il numero verde 800.316.181 rivela che la sua polizza è «sospesa». Quelle dei sei fratelli, pure. Eppure, sul contratto è scritto che «Poste Vita fornirà informazioni» su «eventuali modifiche della legislazione». «Ma non avremmo comunque potuto pagare, per la retroattività della legge», dicono al gruppo guidato da Massimo Sarmi. La faccenda è imbarazzante perché le Poste il denaro, lo sborsano comunque: la differenza è che ora, per legge, finisce al fondo del Tesoro. Che, delle Poste, è fra l' altro l' azionista. L' unica via d' uscita è un intervento legislativo urgente da parte del ministero e il primo veicolo utile è la Finanziaria. Andrebbe cancellata la retroattività della legge, dicono Ania, Abi, consumatori e la stessa Poste Vita. L' hanno chiesto, finora inutilmente. Ma i pescatori sanno aspettare.
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