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Manette si, manette no ?
Scritto da Andrea Pavia   
Sabato 12 Settembre 2009 11:24

Tags: arresto | concussione | derubeis | futuro | lampedusa | sindaco

Consiglio Comunale LampedusaE’ stata una vicenda che, unitamente a quella dell’ospedale, ha caratterizzato nel bene e nel male (forse più nel male) l’estate degli agrigentini.
Stiamo parlando dell’arresto de sindaco di Lampedusa Dino “lungo” De Rubeis per un non meglio specificato giro di tangenti e una serie di cambiali che attualmente sono al vaglio degli inquirenti.
A denunciare il sindaco lampedusano due imprenditori agrigentini. Sulla scorta delle loro dichiarazioni il primo cittadino delle Pelagie è finito in carcere per oltre trenta giorni. La sua carcerazione ha subito uno stop improvviso e, probabilmente, anche inaspettato. Il tribunale del riesame di Palermo ha annullato le due ordinanze di custodia cautelare in carcere e di cosenguenza De Rubeis è stato subito scarcerato.
Lo stesso Prefetto di Agrigento ha dovuto annullare il proprio provvedimento di sospensiva dalla carica e lo ha reintegrato a svolgere l’attività di primo amministratore dell’Isola di Lampedusa. A tutti gli effetti.

La vicenda, come si ricorderà, è nata a causa di un mancato pagamento ad una ditta agrigentina che dal gennaio 2005 al settembre 2007 ha disimpegnato dei servizi di trasporto sulla terraferma di rifiuti solidi urbani.
Questo lavoro, tra l’altro, è stato brillantemente eseguito a regola d’arte; a dirlo è lo stesso Comune di Lampedusa attraverso una nota inviata all’imprenditore Sergio Vella i cui contenuti elogiavano le qualità del servizio ricevuto.
Due anni di attesa, due anni di aria fritta. Velle chiede le dovute spettanze, 1 milione e 400 mila euro, ma di pecunia nemmeno l’ombra.
Inizia una serie innumerevole di diffide al Comune da parte del Vella che sostanzialmente hanno tutte lo stesso tono: Voglio ciò che mi spetta!
De Rubeis, tempestato dalle diffide nomina un perito per la valutazione del caso. Il perito, in modo esemplare e puntiglioso, disorienta lo stesso De Rubeis e gli infligge il colpo di grazia. Quella perizia è un macigno; piiù o meno il conenuto è il seguente: “Caro De Rubeis, non solo devi saldare le spettanze al Vella, ma al milione e 400 mila euro devi aggiungere la somma di 615 mila euro per gli interessi maturati a causa del ritardato pagamento e per la rivalutazione monetaria…”

Peggio di così per il sindaco di Lampeusa non poteva andare. Inizia così un lungo periodo di “trattative” tra il Vella e il De Rubeis. Si decide in tal senso che dovrà essere convocato un consiglio comunale durante il quale il primo punto all’ordine del giorno dovrà essere… “debito fuori bilancio”  al fine di poter pagare finalmente l’imprenditore agrigentino.
Nasce un intoppo, che Vella risolve immediatamente. Pur di avere i suoi soldi nel più breve tempo possibile il Vella rinuncia ai 615 mila euro in più. Avviene la transazione e tutto sembra filare liscio come l’olio. Ma quando mai!
Da li, secondo quanto accertato dagli inquirenti, iniziano una serie di richieste di “tipo economico” da parte del primo cittadino. Insomma, quell’olio non era proprio limpdo e occorreva “olearlo” di più. C’è una richiesta di 70 mila euro, di cui 9 mila immediatamente. Vella accusa questo “pungo nello stomaco” ma va avanti. Si incontrano e consegna una prima trance dell’importo pattuito: 7 mila euro.
Le richieste si fanno più pressanti. Occorrono i rimanenti 2 mila per “saldare” la “prima oleata”.
I due si sentono al telefono, sono momenti frenetici. Il sindaco riferisce a Vella che diversi consiglieri comunali vogliono parlare con lui. Nello stesso tempo, nel corso della telefonata, l’imprenditore riferisce al sindaco: “Sindaco, ovviamente verrò a Lampedusa con quei due documenti relativi alla sanatoria edilizia….” I due documenti, della sanatoria, ovviamente, non sono altro che il rimanente paio di mila euro per chiudere la prima parte della “pratica”. Vella a Lampedusa non ha un bel niente da sanare…
De Rubeis ribatte: “Si, anche perchè tu sei un imprenditore che sa comportarsi molto bene…”

Da questo momento in poi noi non entriamo nel merito. Non è compito nostro.
Ma una cosa è certa e non può non essere oggetto di riflessioni. Tutti si chiedono che fine ha fatto quel pagamento per un servizio reso; ad ostacolarlo, dopo oltre due anni, ci sarebbero una serie di richieste non proprio nobili che tra l’altro hanno fatto scattare due provvedimenti giudiziari.
Non si comprende bene come mai oggi quel pagamento rimane ancora in sospeso. Non si comprende bene come mai, visto che a causa di quel mancato pagamento sono state ordite mosse non proprio legalissime, si stia perdendo ancora del tempo; non si capisce bene come mai, onde evitare squallide ritorsioni sottobanco, non si tolga di mezzo questo appetibile incasso che la ditta dovrà ricevere, evitando così ulteriori dannosissime “tentazioni” da parte di chicchessia.
Insomma, perchè non si elargisce al Vella quanto dovuto?
Certo, il freno a mano tirato con violenza da parte del riesame di Palermo ha gettato nello sconforto chi sta dalla parte del giusto, di chi denuncia affari illeciti che da sempre uccidono la nostra povera e martoriata terra.
Vella non ha fatto altro che il suo sacrosanto dovere che ogni cittadino dovrebbe prendere come modello da emulare.
Eppure Sergio Vella continua a subire uno smacco che dura da ormai troppi anni.
Va bene la scarcerazione, per carità! Se un tribunale decide così avrà avuto i suoi buoni motivi. Almeno fino ad oggi (non dimentichiamo mai, comunque, che il procedimento è ancora in corso e non si escludono assolutamente ulteriori colpi di scena)
Ma continuare a subire il ritardato pagamento, adesso che è attenzionato da parte degli inquirenti, ci sembra davvero eccessivo.

 

 
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