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Tags: futuro | giovani | impastato | lega | lettera | mafia | patria | sicilia | sindaco | società | stato | storia «Signor sindaco ho 29 anni, vivo a Lampedusa dove insieme ad altri amici ho costituito un circolo Arci, a cui abbiamo dato nome Askavusa, ci occupiamo essenzialmente di cultura, ma anche di immigrazione perché crediamo che senza la conoscenza gli uomini restino intrappolati nell’odio e nell’egoismo».
Comincia così la lettera inviata da un giovane lampedusano, Giacomo Sferlazzo, al sindaco di Ponteranica (Bergamo) Cristiano Aldegani, balzato agli onori della stampa per aver pensato che fosse il caso di togliere la targa affissa sulle mura della biblioteca locale in memoria di Peppino Impastato, martire della lotta alla mafia, ucciso il 9 maggio 1978 da sicari mandati da Tano Badalamenti che lo tramortirono, gli spaccarono le testa a colpi di pietra e lo imbottirono di tritolo per farlo a pezzi. Chissà se Andy Warhol pensava proprio a gesti come questo del primo cittadino leghista quando espresse la sua opinione sui quindici minuti di popolarità che ogni uomo ha... e cerca.
«Io non la conosco personalmente e non so giudicarla anche perché non mi interessa giudicare la gente, ma quando ho saputo della rimozione della targa dedicata a Peppino Impastato non le nego che ho provato sdegno nei suoi confronti. Ma d’altronde lei appartiene ad un partito politico che alimenta quotidianamente questo sentimento, in me e in molte altre persone. Peppino Impastato è un uomo che ha saputo dare dignità all’Italia tutta, è un uomo che con la sua attività ha dato molto fastidio ai potenti e aperto le coscienze di molti giovani e meno giovani, è un uomo che è morto ammazzato anche per lei, che aveva chiaro in mente il significato di "Cosa pubblica". Ciò che lei ha fatto è la dimostrazione di una chiusura alla vitalità delle idee di Peppino, una chiusura mentale che è la prima cosa da combattere in questo paese impaurito e arretrato. Mi scuso per i toni che spesso arrivano all’offensivo, ma togliere la targa in onore di Peppino è come aver dato un pugno in faccia ad un mio parente, e con tutto l’amore che provo a mettere nella mia vita, e con tutta la non violenza che uno prova a praticare quando danno un pugno in faccia ad una persona cara uno perde il controllo. Per queste ragioni le chiedo di poter acquisire la targa da lei rimossa per metterla nella nostra futura sede che avremmo intenzione di chiamare Peppino Impastato».
Il sindaco ha dichiarato che questa scelta è stata condizionata dall'impegno nel voler valorizzare le gesta e la memoria di figure locali. Pensiero pienamente condivisibile, non fosse che la figura in questione è Giancarlo Baggi, sacerdote sacramentino vissuto proprio nel paesino del bergamasco, che morì "appena" nove anni fa. Sì perché per legge il suo nome potrà essere utilizzato in tal senso solo dopo dieci anni dal decesso. Ergo la biblioteca avrà una nuova targa che presenterà la scritta "Biblioteca comunale di Ponteranica" in attesa che maturino i tempi per sostituirla o affiancarla ad un'altra in memoria appunto di don Baggi.
Ora, nulla togliendo al buon prete anche lui ben conosciuto dalle sue parti per il forte impegno sociale, se si fosse aspettato un altro anno la questione avrebbe avuto quantomeno un filo logico sul quale poggiarsi in vista di ovvie ritorsioni da parte dell'opinione pubblica. Già perché, mettila come vuoi, un sindaco leghista che rimuove una targa dedicata a un Grande Siciliano, simbolo della lotta alla mafia, un po' di polvere la solleva... Propio in tal senso è significativa la posizione della Congregazione del SS. Sacramento che ha dichiarato che «la Comunità dei Padri Sacramentini riconosce e stima l’operato che contraddistinse il lavoro di padre Giancarlo Baggi, ma non può approvare che la memoria di un confratello sia usata in una logica di contrapposizione e di divisione, tanto più se questa contrapposizione riguarda un testimone di giustizia come Peppino Impastato, ucciso per il suo impegno civile. I religiosi sacramentini auspicano dunque che la biblioteca comunale torni ad essere dedicata a Peppino Impastato, fiduciosi che l’Amministrazione comunale riuscirà a trovare soluzioni alternative per ricordare l’opera di padre Baggi».
La storia insegna che Peppino Impastato «ha saputo dare dignità all’Italia tutta». La cosa più giusta, probabilmente l'unica che si possa fare in suo nome è raccogliere l'eredità che ci ha donato e accrescerla con il suo stesso coraggio e tanta santa pazienza.
Luca Siragusa
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