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Giovani Lampedusa
«O’ Scià» di Baglioni E la Mannoia critica i respingimenti
Scritto da Luca Siragusa   
Sabato 03 Ottobre 2009 12:30

Tags: baglioni | clandestini | concerto | cultura | festival | guitgia | lampedusa | migrazioni | musica | oscià | solidarietà | spettacolo

O'Scià 2009 - Spiaggia della Guitgia, LampedusaC’è anche Giovanni, questa volta. E se non bastasse la somiglianza dei boccoli giovanili e dei lunghi occhi scuri, ci sono gli stessi modi garbati a certificare la discendenza da papà Claudio Baglioni.

Insieme, padre e figlio, in un duetto che sorprende e scalda la platea di O’ Scià. E’ la chicca che va in scena sul palco sulla spiaggia della Guitgia, un palco affollato da non sapere quale artista ascoltare ieri sera, come del resto tutte le altre quattro serate di questa settima edizione del festival che Claudio Baglioni ha voluto qui a Lampedusa affinché l’arte si mettesse al servizio della solidarietà. Quest’anno nel centro di accoglienza non ci sono i clandestini, ma non è detto che queste stanze vuote significhino necessariamente una bella notizia. «Trovo i respingimenti dei barconi una cosa disumana», ha detto Fiorella Mannoia prima di salire sul palco e mischiare la sua voce con quella di Claudio Baglioni per un’imperdibile versione di «Amore bello» che accende gli animi in questa notte lampedusana, limpida a dispetto di quella tragedia che a Messina ha seminato morte e disperazione.

«Ogni morto di quell’alluvione è un oltraggio», ha sussurrato Claudio Baglioni nel pomeriggio di prove con la splendida voce di Annalisa Minetti, la solarità di Alice, la simpatia di Enrico Brignano, il dinamismo travolgente della Pfm. Quattro serate, quasi trenta artisti sbarcati a Lampedusa. Stasera arriverà anche Gianna Nannini, mentre Ornella Vanoni è rimasta intrappolata dal maltempo. Con lei anche Daniele Silvestri, Angelo Branduardi, Ambra Angiolini, Ficarra e Picone, Marco Carta, Giusy Ferreri, Marco Ferradini, Alessandra Amoroso. Loro, come gli altri, su questo palco arriveranno a testimoniare come le emozioni dell’arte possano davvero diventare i mattoni di quella grande casa chiamata solidarietà. Integrazione.

Amicizia fra i popoli. «C’è una piccola stella nel Mediterraneo: si chiama Lampedusa», ha scritto Claudio Baglioni in una lettera recitata da Maria Grazia Cucinotta. «È questa piccola isola che rischiara la notte del mondo. È lei che insegna il significato della parola civiltà. È lei che restituisce un senso alla parola speranza». Ed è a questa determinazione di Baglioni che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto concedere il suo Alto Patronato. «Lo faccio perché voglio sottolineare la rilevanza di questa manifestazione», ha scritto il capo dello Stato in un messaggio privato all’artista. Anche Giorgio Panariello a Lampedusa è riuscito a mettere da parte l’ironia, per una volta. «O’ Scià è il senso della vita contro la disperazione». Il comico ha diviso il palco con l’orchestra italiana di Renzo Arbore, irrefrenabile nei suoi amarcord. Insieme con lui, immancabile, Gegè Telesforo: «Una manifestazione così rincuora. Ci puoi credere che ci sia speranza per un futuro migliore».

Alessandra Arachi

 
 
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