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Tags: baglioni | clandestini | cultura | frattini | immigrazione | integrazione | moschee | oscià | solidarietà | spettacolo Gli italiani e l’integrazione culturale. Un binomio difficile, per non dire critico, se ci si riferisce ai segmenti più giovani della popolazione. È quanto emerge dalla ricerca presentata dall’istituto GfK Eurisko nell’ambito del convegno“Giovani Lettori, Nuovi Cittadini”, promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani – Editori e dall’Acri al Grand Hotel di Firenze. Ed è appunto dell’inclusione sociale e del rapporto tra i giovani e le nuove generazioni di immigrati che hanno parlato, tra gli altri, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, Massimo D’Alema, neo presidente del Copasir e il cantautore Claudio Baglioni.
Dalle prime osservazioni si può giungere ad una conclusione: la chiusura dei giovani rispetto allo straniero non è legato ad un discorso razzistico culturale o religioso quanto, alla precarietà del proprio futuro e alla crisi economica. I ragazzi quindi non temono la contaminazione culturale quanto la mancata opportunità di lavoro e l’insicurezza. Una difficoltà di rapporti che aumenta con l’aumentare delle incertezze.
I dati sono importanti: uno studente su 5 si dice ‘molto critico’, il 37% lo è ‘abbastanza’ mentre il 22% giudica positivamente la presenza straniera. Uno specchio della nostra società che quindi si riflette in quelli che possono essere considerati i figli della diffidenza.
FRATTINI: GIOVANI PESSIMISTI
Ed è proprio sui timori dei giovani e sul legame tra immigrazione e crisi economica che il ministro Franco Frattini punta nel suo discorso.“I giovani- ha spiegato il numero uno della Farnesina- hanno una visione peggiore rispetto ai non giovani. Questi ultimi sono più positivi, aperti al dialogo tra culture e vedono l’integrazione come arricchimento tra persone”.
Al contrario i più giovani vedono lo straniero come un attentatore alla possibilità professionale. Il primo messaggio è: lo straniero toglie ai posti di lavoro. L’immigrato è percepito male nei quartieri poveri, ed è la popolazione più vulnerabile che reagisce con violenza. La politica- dice il ministro- deve prendere atto di questi timori e, allo stesso tempo, su questi lavorare. Non ci si deve, però, neppure dimenticare che l’8% del Pil nazionale è legato agli immigrati. Così come non dobbiamo rinunciare a dire che l’immigrazione è un fenomeno da governare, è sbagliata la linea delle porte aperte a tutti".
La cittadinanza è una conquista, non un dono- continua Franco Frattini. E’ un percorso legato all’integrazione, al comportamento, al rispetto della lingua e delle tradizioni. Il burqua è segno di non integrazione". Quanto poi alla polemica sulla costruzione di moschee nel nostro Paese, Frattini spiega: "Io non porrei mai il relativismo nei diritti umani, io porrei la questione della reciprocità e vorrei che la nostra doverosa azione per il rispetto religioso nella costruzione delle moschee in Italia fosse accompagnata dal tema dalla costruzione delle chiese nei paesi dove i cristiani vivono e dove vengono qualche volta perseguitati e anche trucidati. E’ una reciprocita’, vorremmo sentire questi messaggi".
"L’Italia è arrivata in ritardo rispetto agli altri paesi rispetto all’immigrazione - continua il ministro - perché l’Italia è storicamente un paese di emigranti”.
CLAUDIO BAGLIONI:
Il cantautore Claudio Baglioni può ben dirsi un 'esperto' dell'argomento, essendo fondatore e promotore della Fondazione O’Scià, da otto anni impegnata a Lampedusa nella sensibilizzazione verso il tema dell’immigrazione clandestina. “Già negli anni scorsi abbiamo collaborato con Andrea Ceccherini e con l’Osservatorio Permanente Giovani Editori in un progetto di grande successo intitolato Clan‐Destino – ha detto Baglioni – che ci ha dato la dimostrazione concreta di come si possa lavorare con successo con i ragazzi italiani sul fronte dell’integrazione. Partendo da quella felice esperienza intendiamo proseguire con un progetto che dia un contributo a fare di un solo mondo, spesso fatto di persone sole, un unico mondo in cui ognuno vive una vita migliore. Questo è il fronte su cui sono pronto ad impegnarmi a fianco di Andrea Ceccherini e della sua organizzazione”.
Claudio Baglioni ha anche ripercorso la storia di O’Scià, “un termine dialettale di Lampedusa che significa fiato mio; la massima espressione di amore che una madre Lampedusana può dire al proprio figlio. O’Scià è nata da un forte sentimento di disagio che ho provato anni fa nel trascorrere le vacanze estive a Lampedusa sapendo che poche onde più in là si stava consumando un dramma umano senza fine. Ho sentito così l’esigenza di aggregare un gruppo di amici, di artisti, che potesse accendere un faro su questo tema con l’unico strumento che abbiamo: la nostra capacità di cantare. Di qui è nata una piccolissima manifestazione su una spiaggia di Lampedusa che, dopo otto anni, è diventata un modello internazionale”.
“Quella delle parole è una vera e propria scienza – ha concluso Baglioni – e per questo è importante trovare le parole giuste per descrivere un fenomeno. Personalmente, a integrazione e inclusione preferisco interazione, perché sono convinto che la convivenza tra culture diverse nasce proprio dalla capacità di interagire”.
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