L'abbandono in cui versa la struttura scolastica in generale nelle isole Pelagie ormai, ahinoi, non è più cosa nuova. In particolare in questo nefasto inizio anno: dopo le proteste di gennaio a Lampedusa, quelle a Linosa e i riscaldamenti faidate (per dirne un paio), oggi, a distanza di qualche giorno dalla notizia del sequestro dei contenitori d'acqua in amianto posti sul tetto del liceo Ettore Majorana, è stata pubblicata una video intervista ad un genitore, Antonio Nicolini, che denuncia lo stato disastroso in cui versa il plesso di via Ulisse Maccaferri. L'area è accessibile a tutti (il cancello è sempre aperto) e l'edificio, "chiuso nel 2009 perché pericolante" e ormai privo di infissi, è in condizioni inaccettabili, con (tra le altre cose) documenti scolastici ufficiali lasciati per terra alla mercé di vandalismo e vento, che di tanto in tanto porta addirittura "pagelle e verbali per strada, violando qualsiasi norma sulla privacy". Il contatore dell'energia elettrica però è attivo: è di ultima generazione e vistosamente collegato a cavi belli grossi e colorati, che portano luce chissà dove dentro i muri scrostati. [barlumi di letteratura italiana da scuola dell'obbligo]
La manutenzione del plesso che vediamo nel video, per onore di cronaca, è ad appannaggio del comune. E proprio per questo edificio, grazie anche all'intervento della Protezione Civile, agli inizi del 2007 era stato ultimato un progetto di restauro dell'ingegnere Sandro Orlando per un ammontare di 800 mila euro, finito poi nel cassetto dei rifiuti perché la nuova amministrazione, insediatasi nella seconda metà dello stesso anno, aveva in mente qualcos'altro: un complesso scolastico ex novo. Progetto poi evidentemente rimasto un sogno nel cassetto.
Ora, tornando ai liceali, ad oggi di fatto costretti a fare scuola il pomeriggio presso i locali della scuola media: dove sta il problema? Se ne deve occupare la Provincia, ci dicono. Perché non si risolve? Perché la Provincia non ne vuole sapere di rispondere, continuano. E nel frattempo? Assisitiamo ad uno scarica barile che non porta a nulla, in attesa di chissà quale manna, mentre il degrado avanza e la ricreazione si trasforma in merenda.