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Tags: ambiente | carogasolio | energie rinnovabili | protesta
Da ieri gira su Facebook questa foto, scattata da un ragazzo lampedusano con il suo smartphone mentre faceva rifornimento alla macchina. Nella didascalia si legge "u cori mi scasò": esclamazione che in dialetto esprime perfettamente lo stupore che si ha guardando quei numeri in quel tabellone elettronico. A Lampedusa infatti servono 2,059 euro per fare un litro di gasolio. I commenti li lascio a voi..
Si sa, il caro gasolio sull'isola è un problema annoso legato ai costi aggiuntivi dovuti al trasporto in nave, i lampedusani hanno già tentato di imbastire negli anni proteste più o meno rilevanti mediaticamente (qui quella dei pescatori nel febbraio 2011), se n'è sempre parlato (anche se evidentemente poco nelle sedi giuste e in termini adeguati). Ora però l'impressione è quella di essere andati oltre ogni limite.
In un periodo in cui si fa un gran parlare di quei poveracci di Api Ip Agip e accozzaglia elencando, pronti a chiudere i rubinetti in tutto il paese (dicono), noi arriviamo a pagare un litro di gasolio più di due euro.
C'è qualcosa di strano. Qualcosa che, francamente, più che spingermi ad approfondire il tema andando a cercare informazioni in giro mi fa venire voglia di farmelo un giro.. fuori, in bici. Pensiamoci un attimo: se a Lampedusa si fermassero le macchine, per una protesta partecipata, in particolare in questo periodo ci sarebbe un riscontro mediatico davvero importante; sarebbe soprattutto un'ottima occasione per cominciare a pensare di riprendere la bici da sotto i teloni in garage e iniziare a usarla sul serio (in questo senso ha fatto molto bene il Mov. Giovanile organizzando giornate intere in bicicletta); magari, chissà, entrerebbe anche in circolo nell'isola quello strano virus che porta a usare mezzi elettrici/alternativi (e, a cascata, impianti che generino energia indipendentemente da benzina o gasolio).
Sarebbero scelte nostre, condivise e collettive. Già da sole ci darebbero la forza per non farcele negare da nessuno.
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